martedì 22 maggio 2012

Presentazione di Napoli - 30 marzo 2012

Il video della presentazione di "Città contro" a Napoli, il 30 marzo 2012, alla libreria Loffredo, con Maurizio de Giovanni e Sara Bilotti.


martedì 17 aprile 2012

PRESENTAZIONI a OSIMO e a BOLOGNA



Dopo la Campania, "Città contro" approda nelle Marche e in Emilia-Romagna.

Venerdì 4 maggio - ore 18:30 - a OSIMO (AN) alla libreria "Il Mercante Di Storie" - http://www.ilmercantedistorie.it - via Bondimane, 2. Presentazione a cura di Libri E Recensioni


Sabato 5 maggio - ore 11:30 - a BOLOGNA alla "Trame Libreria Bookshophttp://www.libreriatrame.com - via Goito, 3/C. Presentazione a cura di Cristina O'rlandi.

mercoledì 4 aprile 2012

COMMENTO DI ATTILIA SPINATTI (aNobii)

Il libro va oltre il giallo fine a se stesso e diventa strumento di denuncia e analisi sociologica della realtà degli immigrati che vivono nelle nostre grandi città del nord. La trama è alquanto verosimile e questo è il dramma. Un libro dai toni cupi le cui pagine scorrono veloci, i personaggi ben delineati nella loro specificità. Ne consiglio la lettura anche perchè l'autore merita di essere conosciuto ed apprezzato.
"Fuori è già buio. Vorrei andarmene, camminare sui marciapiedi, farmi pungere dal freddo della sera, attraversare l'onda anonima di corpi che pervade questa città, orfana dello spirito, troppo ricca di concretezza inutile"
Quante città troppo ricche di concretezza inutile...

lunedì 12 marzo 2012

Intervista di NOIR ITALIANO



Noir Italiano prende un calice di vino con il trevigiano Alessandro Bastasi, scrittore noir di vicende intricate e originali, che mostrano il volto noir del famigerato e tanto decantato Nordest. Un luogo dove immigrazione, indifferenza e affari loschi sembrano andare a braccetto. Per noi di Noir Italiano è un onore averlo ospite nel blog.
Noir Italiano: Ciao Alessandro e benvenuto. Io prendo un calice di Amarone, che non fa mai male, tu?
Alessandro Bastasi:  Io ci vado piano col vino, ma un calice di prosecco di Valdobbiadene non si rifiuta mai.
NI: Cosa significa per te noir?
AB: Potrei rispondere con una frase di Loriano Macchiavelli: il giallo e il noir sono la stessa cosa, “solo che nel noir sono tutti più tristi”. Ma è una battuta. In realtà “noir” è un termine inflazionato. Noir vuol dire “nero”. Semplicemente. Il nero che c’è in te, nella profondità del tuo essere, e attorno a te, nella società. E il nero dell’inconscio, personale e collettivo. E’ questo che racconta il noir. Non “chi” ma “perché”. Un nero però, per ciò che mi riguarda, non generico, o fantastico, o fine a se stesso, ma legato a filo doppio a un preciso contesto. Personale, sociale, culturale, politico. Legato a un preciso territorio. Che respira nel romanzo assieme ai personaggi in carne e ossa. Un respiro nero che inquieta, e ti fa riflettere. Ma poi, ha più senso la classificazione di genere? “Delitto e castigo” di Dostoevskij non è forse il più grande noir della letteratura?
NI: Ho letto il lato oscuro del Nordest attraverso i romanzi di Carlotto. Anche tu ambienti i tuoi libri nel trevigiano. Cosa rende il Veneto una terra così noir?
AB: Il conformismo e l’ipocrisia che attraversano una parte non piccola di quella terra. Il primato dell’”apparire” e dell’”avere” sull’”essere”. La chiusura mentale nei confronti del “diverso”. L’individualismo di fondo, retaggio di una cultura contadina di antica data. Un paesaggio ideale per una storia noir.
NI: Quando scrivi hai in mente l’intera vicenda o ti lasci condurre dalla scrittura?
AB: Ho in mente i capisaldi della vicenda: che cosa voglio raccontare, come si svolge il delitto, chi è l’assassino e perché uccide, la struttura del romanzo. Poi sono i personaggi stessi a suggerirmi certi snodi narrativi, e io mi lascio abbastanza guidare da loro. Per questo viaggio con un moleskine sempre a disposizione. Per prendere appunti quando questi suggerimenti si manifestano. Magari sono in macchina, e sono costretto a fermarmi per fissare sulla carta un’idea. E va fissata subito, altrimenti scappa via.
NI: Per uno scrittore già è difficile pubblicare un libro, figurarsi mantenere le aspettative con una seconda opera. Cosa consigli a un autore che tema di non riuscire a bissare lo standard del suo romanzo d’esordio? 
AB: Innanzi tutto di non avere questo tipo di timore. In realtà non ho consigli da dare, non ne ho l’autorità né l’esperienza. L’unico invito è quello di mantenersi comunque fedeli a se stessi, senza cedere a condizionamenti esterni o alle mode del momento.
NI: La tua musica per scrivere? 
AB: La musica del silenzio. Nel senso che devo “sentire” il ritmo di quello che sto scrivendo, spesso leggendo ad alta voce quello che ho scritto. La musica sarebbe un disturbo. Se proprio devo farmi accompagnare da una voce, quella di Tom Waits è l’ideale.
NI: Come osservi la realtà che ti circonda? Parti da situazioni reali oppure dici “vorrei scrivere una storia che parli di…” e poi ti documenti?  
AB: Di solito parto da una situazione reale che mi suggerisce l’argomento sul quale imperniare la storia. Dopo di che mi documento, anche de visu. Soprattutto per i particolari. Sono i particolari, infatti, a rendere credibile una storia inventata, a darle spessore. Per questo devi scrivere di cose che conosci.
NI: Quanto tempo a settimana dedichi in media alla scrittura? 
AB: Tento di scrivere almeno un paio di ore al giorno, ma non sempre mi è possibile.
NI: Ti ringrazio. Regalaci una frase noir.
AB: La prendo in prestito da Andrea Pinketts, perché mi piace molto: il noir è il puzzo di fumo in un vicolo che odora di vita. E’ l’odore della nostra coscienza.