Le mie interviste in occasione dell'uscita di "La scelta di Lazzaro" le trovate qui:
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LIBERI DI SCRIVERE
GIALLOMANIA
lunedì 31 marzo 2014
lunedì 27 gennaio 2014
Liberi di Scrivere: recensione di "La scelta di Lazzaro"
Anch’io avevo sparato, in Italia, nella mia esistenza precedente. Ma era qui che si era svolta una guerra vera, durata quattordici anni. Una guerra atroce, che aveva fatto letteralmente scomparire il centro della città, gli alberghi, il mitico Saint-George, la passeggiata sul lungomare. Desolazione, rancore e morti a grappoli, a ondate.
«Ormai ci avevamo fatto l’abitudine», mi diceva Samar. «E la gente usciva lo stesso. Noi bambini andavamo a scuola e spesso dovevamo rimanere lì anche a dormire, perché non potevamo tornare a casa. Senza luce, senza telefono, perché i cavi erano saltati con le bombe. I più ricchi avevano installato un generatore privato. La cosa terribile era che mia madre non sapeva mai se ero viva o se ero morta.»
Esponente del cosiddetto noir sociale, impegnato, di denuncia, corrente che negli anni 70 vede affermarsi autori prevalentemente francesi, per cui coniarono il termine neo polar, Alessandro Bastasi è un autore interessante e per il gusto di chi scrive degno di attenzione, capace di unire ad una capacità espressiva di tutto rispetto, un coraggio civile che gli fa affrontare temi anche scomodi o per lo meno controversi. Come appunto è successo in questo romanzo La scelta di Lazzaro, edito unicamente in ebook, per la francese Meme Publishers – Paris, in cui affronta il tema del terrorismo e delle conseguenze e delle ripercussioni delle nostre azioni, a cui non possiamo sfuggire, anche se passa il tempo, anche se cambiamo e non siamo più le persone che eravamo. Gli editori tradizionali hanno esitato a pubblicare questo romanzo, temendo di ferire sensibilità, di inerpicarsi in temi scabrosi e problematici, di turbare il già esiguo parco dei lettori italici, preoccupazioni comprensibilissime da un certo punto di vista, anche se piuttosto avvilenti. La maturità dei lettori credo sia superiore a quella a loro attribuita, e la capacità di affrontare un tema complesso e anche doloroso come il terrorismo, credo non vada negata a prescindere. Anche se va detto si è fatto ben poco in questi anni per venire a patti, e metabolizzare una realtà che ha pesantemente influenzato la nostra storia e di cui volenti o nolenti ne vediamo ancora le conseguenze tutt'oggi. La lotta armata degli anni 70 in Italia, è stata quasi dimenticata, se non rimossa, lo Stato ha vinto, molti militanti di allora, diventati pentiti, sono tornati nella vita civile e scrivono editoriali sui giornali. Ben venga quindi anche solo un romanzo, un’ opera di fantasia, che ci aiuti a riflettere, a porci dei problemi, a non nascondere la testa sotto la sabbia, pensando che sia meglio non vedere, che venire a patto con realtà scomode e dolorose, appunto. Come ha detto Bastasi in un’ intervista non è un’agiografia di un terrorista, ma è una storia che aiuta a fare i conti con i dubbi e gli ideali traditi di una generazione, riproponendo nuovi dubbi, nuovi interrogativi. Detto questo, che mi sembrava doveroso, per rispetto delle vittime del terrorismo, di tutti i terrorismi compresi quelli di stato, ricordando che è appunto solo un romanzo, senza pretese di testimonianza o di verità conclamate, mi permetto di far notare che questo tema è quanto mai attuale, a causa delle recrudescenze del terrorismo islamico post 11 settembre, data piuttosto surreale che ricorda come ormai la guerra non è più relegata in territori lontani da noi, ma è ovunque, nelle nostre città del ricco occidente, pronta a esplodere in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo. Protagonista del romanzo è Lazzaro Mainardi, ex militante di Azione Proletaria, un uomo conscio di suscitare quella diffidenza che gli crea il vuoto intorno. Forse perché non mi ero mai formalmente staccato dal mio passato. Forse perché considerato corresponsabile della morte di tanta gente. Un uomo che ha visto la guerra, e fotografato il massacro di Sabra e Shatila, compiuto dalle falangi libanesi, essendo stato in una sua vita precedente appunto fotografo. Mi pesava invece attraversare la città, ancora un cumulo di macerie, i muri sbriciolati dalle granate o crivellati dalle raffiche di kalashnikov, con le finestre vuote e senza vetri che mi fissavano e mi seguivano mentre camminavo. E uomini che mi correvano incontro, per farmi acquistare uno pneumatico usato, o per affittarmi una macchina scassata, o per vendermi una ragazzina. Soprattutto, mi pesava ricordare che quella era la città dove, nel campo di Sabra, nel 1982 avevo fotografato l’apocalisse.
Dopo aver scontato un periodo di detenzione per reati di terrorismo, sempre senza pentirsi, tornato in libertà, si impegna a ricrearsi una vita con l’amata moglie Samar, fondando una casa editrice dedicata all’ecologia. La stramba idea di aprire una casa editrice dedicata all’ecologia! Trattamento dei rifiuti, effetto serra, dissesto idrogeologico del paese. Saggi travestiti da romanzi, narrativa centrata sui dibattiti in corso. Contaminazione di generi spinta all’eccesso. Cui nessun critico, nessun giornale, nessun blog del settore dedicava un minimo di attenzione. Come se avessero concordato un cordone sanitario attorno alle edizioni “Autunno Verde”. Ero costretto a pubblicare solo esordienti, le “promesse della letteratura ecologista”. Poi un giorno si rifà vivo un suo compagno di lotta «Eccolo, è arrivato», sentii che gli diceva Leonardo. «Dottore, c’è qui un suo amico che la cerca!», gridò, rivolto a me.
«Amico? E chi sarebbe?»
«Sono io, Orson, non riconosci più i compagni? O preferisci che ti chiami Kane?»
Un colpo al cuore mi fece sussultare il petto facendomi cadere le chiavi dalle mani.
Erano decenni che nessuno mi chiamava più con quel nome.
Il mio nome di battaglia quand’ero militante di Azione Proletaria. C’erano Sirio, Straccio, Coniglio, Tigre… Il mio era Orso, ma avevo preferito Orson perché ero un patito di Orson Welles e del suo capolavoro, Citizen Kane. E il tempo delle scelte torna quanto mai attuale.
La storia si dipana nell'arco di trent'anni dal 1986 al 2012, anno in cui è maggiormente concentrata la narrazione. Il luogo è Milano, la sua amata moglie Samar è morta, un’altra donna Barbara gli è vicino, una donna che nasconde qualcosa. E nello scorrere dei giorni i ricordi dell’arrivo dei Carabinieri nel casale dove si erano rifugiati, gli ideali di gioventù, il coraggio, nascosto dai mille volti della paura, il tradimento, l’amore, la voglia di riscatto e di giustizia, la situazione attuale culla di nuove violenze e nuovi fondamentalismi, tutto ritorna vivido e doloroso, fino al finale, quasi una condanna, forse una liberazione.
La scelta di Lazzaro: recensione di Giallomania
Una scelta difficile quella di raccontare un
periodo buio della nostra recente storia. Una storia di reduci: di Lazzaro
Mainardi che ha partecipato alla lotta armata in Italia e di sua moglie Samar,
scappata dalla guerra in Libano. Il loro desiderio di condurre una vita normale,
di ricostruirsi una vita, di lasciarsi alle spalle il passato. Ma il passato
ritorna prepotentemente con la comparsa di personaggi in qualche modo legati a
quel periodo. Una breve trama perchè "La scelta di Lazzaro" deve essere scoperto
pagina dopo pagina. Senza voler entrare in approfondimenti di natura sociale, ci
troviamo di fronte ad un romanzo di grande impatto emotivo come ormai ci ha
abituato Bastasi. Un'analisi del fenomeno terroristico visto dall'interno, visto
da un personaggio che ha pagato sulla sua pelle scelte sbagliate, però mai del
tutto rinnegate.
Un
tema ancora attuale anche se dimenticato o che si vuole far dimenticare. Un
romanzo che ci porta in un presente-futuro fatto ancora di scontri e di
violenze. In un'Italia divisa da lotte intestine, da una profonda crisi
economica e di valori. Bastasi è riuscito a rendere perfettamente l'idea di quel
periodo anche a chi non lo ha vissuto di persona. Abile nel non voler dare giudizi ma solo
raccontare l'ipotetica esperienza di chi l'ha vissuto. Gli intrecci con il
terrorismo internazionale, visti anche alla luce dei recenti accadimenti, danno
anche una continuità temporale fino ai nostri giorni. Sono i personaggi, le loro
vite, quello che però maggiormente colpisce durante la lettura. Tante, direi
tutte, figure così significative all'interno di uno stesso racconto è difficile
incontrarle. Legate una all'altra dalle loro storie, dai loro ideali, da una
forma di solitudine a volte inconscia e a volte percepita realmente. Magnifici
protagonisti descritti in maniera superba. Ogni lettore troverà qualcosa di se
stesso in almeno uno di loro. Un libro, questa volta solo in formato e-book, di
difficile classificazione perchè spazia dal thriller al noir, dalla spy-story
alla narrativa. Un libro a volte duro che non nasconde, dietro una facciata di
banali e logorroiche analisi politiche, quello che realmente erano gli "anni di
piombo". Non deve essere stato facile per l'autore scrivere di questo argomento
cercando di non suscitare polemiche o critiche pretestuose. Esserci riuscito
così brillantemente è un'altra nota di merito. "La scelta di Lazzaro" deve
essere letto, secondo me, solo come una storia. Una bella storia fatta da uomini
e da donne. La scrittura di Alessandro Bastasi aiuta in questo, con una fluidità
ed un'intensità magnifiche. Una storia da far leggere ai giovani di oggi. Perchè
non ricadano negli stessi errori. Nell' errore che ha commesso "il nostro
compagno che sbaglia". Ultima nota: questo romanzo dovrebbe essere distribuito
anche in formato cartaceo. Leggo da più parti che gli editori sono stati
titubanti a pubblicarlo. Certo, l'argomento è scomodo, la polemica potrebbe
essere dietro l'angolo. Però un po più di fiducia nei lettori... non
guasterebbe. Questo è un grandissimo romanzo, dall'inizio alla fine. Un finale
che lascia aperto lo spazio agli ideali, all'amore, alla giustizia e alla voglia
di vivere in un mondo più giusto e migliore. Perchè la Storia, quella con la S
maiuscola, la scriviamo tutti noi.
Buona lettura.
Paolo Vinciguerra
venerdì 11 ottobre 2013
Scrivere, cosa scrivere, se scrivere. Un'interessante riflessione dello scrittore Patrick Fogli
La trovate qui.
"In un panorama in cui viene premiata la semplicità al limite del banale, in cui si eleva a letteratura erotica roba con cui Miller o la Nin non uscirebbero nemmeno a cena, in cui si cerca il già sentito, il già detto, in cui in metropolitana si spippiola con il telefonino e non si legge più, in cui il direttore del Financial Times spiega che il giornale deriverà dal web e non viceversa, in cui chi dovrebbe leggere i libri fatica a capire una mail di 5 righe, in cui leggi su Anobii che Mario Desiati dimostra “un certo talento” o che un capolavoro della letteratura andava “sforbiciato di almeno duecento pagine”, in cui i libri più chiesti nelle biblioteche sono la trilogia erotica di Rizzoli e nessuno chiede in prestito Madame Bovary, in un panorama come questo dove tutto sembra pianificato a tavolino e il direttore marketing è il vero direttore editoriale di fronte a un pubblico che non sa più cosa fare e che fatica trovare un libraio (mestiere a rischio estinzione più del triceratopo), cosa si fa?"
"In un panorama in cui viene premiata la semplicità al limite del banale, in cui si eleva a letteratura erotica roba con cui Miller o la Nin non uscirebbero nemmeno a cena, in cui si cerca il già sentito, il già detto, in cui in metropolitana si spippiola con il telefonino e non si legge più, in cui il direttore del Financial Times spiega che il giornale deriverà dal web e non viceversa, in cui chi dovrebbe leggere i libri fatica a capire una mail di 5 righe, in cui leggi su Anobii che Mario Desiati dimostra “un certo talento” o che un capolavoro della letteratura andava “sforbiciato di almeno duecento pagine”, in cui i libri più chiesti nelle biblioteche sono la trilogia erotica di Rizzoli e nessuno chiede in prestito Madame Bovary, in un panorama come questo dove tutto sembra pianificato a tavolino e il direttore marketing è il vero direttore editoriale di fronte a un pubblico che non sa più cosa fare e che fatica trovare un libraio (mestiere a rischio estinzione più del triceratopo), cosa si fa?"giovedì 14 febbraio 2013
Nuova recensione de "La gabbia criminale"
A due anni e mezzo dall'uscita, si parla ancora de "La gabbia criminale". La recensione la trovate qui.
Primi anni cinquanta: un efferato duplice omicidio sconvolge la tranquillità di un piccolo borgo alla periferia di Treviso. Giorni nostri: Alberto, ormai sessantaquattrenne, torna a vivere in quei luoghi, dove la sua infanzia è stata sconvolta da quell'episodio e dove lo aspettano nuove e inquietanti rivelazioni. Romanzo molto introspettivo, raccontato in prima persona, con descritti in maniera magistrale tutti i protagonisti della vicenda. Pur non essendo un grande amante dei flash back narrativi, in questo libro essi si incastrano e si sovrappongono alla perfezione nella storia, dandole un ritmo notevole, senza cali di tensione e di interesse da parte del lettore. "La gabbia criminale" lo potremmo definire un affresco della provincia italiana, con le sue ipocrisie, le sue paure, le sue miserie e il disperato tentativo di mantenere a tutti i costi una facciata di rispettabilità. Affresco che troviamo molto simile nelle due fasce temporali in cui si svolge la storia, segno che il tempo non ha portato grandi cambiamenti in questo senso. Vendette politiche di fine guerra, sconvolgenti rivelazioni, bugie, intrecci e vecchi rancori, ingabbiano i protagonisti in un tremenda e drammatica resa dei conti. Alcuni riusciranno ad uscirne, forse, ma a costo di un prezzo molto alto. La scrittura di Bastasi è come sempre perfetta e coinvolgente. Personaggi fantastici: alcuni li amerete, altri li odierete, ma nessuno vi risulterà indifferente. Di grande forza e struggente coinvolgimento, la parte in cui il nostro protagonista trova, per lui inaspettato vista l'età non più "verde", un nuovo amore. Questa parte del romanzo, ma non solo questa ovviamente, da come è narrata, da come è descritta e da come ti stringe il cuore, è grande letteratura,che sarebbe da portare sui banchi di scuola dei nostri figli. In conclusione un bellissimo romanzo.
Primi anni cinquanta: un efferato duplice omicidio sconvolge la tranquillità di un piccolo borgo alla periferia di Treviso. Giorni nostri: Alberto, ormai sessantaquattrenne, torna a vivere in quei luoghi, dove la sua infanzia è stata sconvolta da quell'episodio e dove lo aspettano nuove e inquietanti rivelazioni. Romanzo molto introspettivo, raccontato in prima persona, con descritti in maniera magistrale tutti i protagonisti della vicenda. Pur non essendo un grande amante dei flash back narrativi, in questo libro essi si incastrano e si sovrappongono alla perfezione nella storia, dandole un ritmo notevole, senza cali di tensione e di interesse da parte del lettore. "La gabbia criminale" lo potremmo definire un affresco della provincia italiana, con le sue ipocrisie, le sue paure, le sue miserie e il disperato tentativo di mantenere a tutti i costi una facciata di rispettabilità. Affresco che troviamo molto simile nelle due fasce temporali in cui si svolge la storia, segno che il tempo non ha portato grandi cambiamenti in questo senso. Vendette politiche di fine guerra, sconvolgenti rivelazioni, bugie, intrecci e vecchi rancori, ingabbiano i protagonisti in un tremenda e drammatica resa dei conti. Alcuni riusciranno ad uscirne, forse, ma a costo di un prezzo molto alto. La scrittura di Bastasi è come sempre perfetta e coinvolgente. Personaggi fantastici: alcuni li amerete, altri li odierete, ma nessuno vi risulterà indifferente. Di grande forza e struggente coinvolgimento, la parte in cui il nostro protagonista trova, per lui inaspettato vista l'età non più "verde", un nuovo amore. Questa parte del romanzo, ma non solo questa ovviamente, da come è narrata, da come è descritta e da come ti stringe il cuore, è grande letteratura,che sarebbe da portare sui banchi di scuola dei nostri figli. In conclusione un bellissimo romanzo.
martedì 16 ottobre 2012
CRONACHE DALLA FINE DEL MONDO
E' in uscita a novembre la raccolta di racconti "Cronache dalla fine del mondo", edito da Historica Edizioni. Con la prefazione di Maurizio de Giovanni.
All'interno il mio racconto "Cronaca di un'apocalisse annunciata"
http://lauraetlory.blogspot.it/2012/09/cronistin-cronici-e-apocalittici.html
All'interno il mio racconto "Cronaca di un'apocalisse annunciata"
http://lauraetlory.blogspot.it/2012/09/cronistin-cronici-e-apocalittici.html
domenica 14 ottobre 2012
Recensione della rivista ARGO
Alessandro Bastasi, Città Contro, Eclissi Editrice 2011
Due omicidi, molteplici storie di gente che ha lasciato il proprio paese alla ricerca di speranze vane, torbidi intrighi che hanno come sottofondo un mondo che si nutre di stereotipi, dove la paura domina sulla realtà come incapace di vederne i (pochi) risvolti candidi.
L'inquietudine è dappertutto, la rabbia è una miccia inesplosa che attende impaziente il suo fiammifero.
La città è “contro”, così come i protagonisti di questa narrazione algida, ma efficace, gli uni contro gli altri in un quadro dissonante, nel quale si intrecciano dinamiche a tratti perverse, dominate dall'odio e dal sospetto e dove nascono alleanze impensate che alimentano a loro volta dubbi inconcepibili.
Il protagonista intravede una linea di demarcazione tra il “prima” (sono nato alla fine della prima metà del secolo scorso) e il “dopo” chiedendosi e domandando indirettamente a chi legge qual è il senso della nostra permanenza in questo tempo di mezzo, fatto di valori perduti e disillusa malinconia.
Alessandro Bastasi (1949) è stato attore e autore di articoli teatrali per varie riviste del settore. Ha pubblicato due romanzi, La fossa comune (2008) per 0111 Edizioni e Gabbia criminale (2010) per Eclissi Editrice. Ha scritto racconti per antologie e siti letterari.
Rita Levoni Bemposti
L'inquietudine è dappertutto, la rabbia è una miccia inesplosa che attende impaziente il suo fiammifero.
La città è “contro”, così come i protagonisti di questa narrazione algida, ma efficace, gli uni contro gli altri in un quadro dissonante, nel quale si intrecciano dinamiche a tratti perverse, dominate dall'odio e dal sospetto e dove nascono alleanze impensate che alimentano a loro volta dubbi inconcepibili.
Il protagonista intravede una linea di demarcazione tra il “prima” (sono nato alla fine della prima metà del secolo scorso) e il “dopo” chiedendosi e domandando indirettamente a chi legge qual è il senso della nostra permanenza in questo tempo di mezzo, fatto di valori perduti e disillusa malinconia.
Alessandro Bastasi (1949) è stato attore e autore di articoli teatrali per varie riviste del settore. Ha pubblicato due romanzi, La fossa comune (2008) per 0111 Edizioni e Gabbia criminale (2010) per Eclissi Editrice. Ha scritto racconti per antologie e siti letterari.
Rita Levoni Bemposti
http://www.argonline.it/alessandro-bastasi-citta-contro-eclissi-editrice-2011/
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